Historic Minardi Day, La Tifoseria Ayrton Senna Italia: Emozioni ad ogni tornante.
19 - 20 Settembre 2026
📍 Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola 2026

Historic Minardi Day, La Tifoseria Ayrton Senna Italia: Emozioni ad ogni tornante.

Sabato 19 Settembre: La pista, il talento e la passione

A dare il via a questo intenso programma, la mattina del 19 settembre, è stato Ruggero Melgrati, a parlarci delle origini del mito nelle sfide col kart. Il racconto di Ruggero Melgrati all’evento della Tifoseria Ayrton Senna Italia ci riporta dritti al cuore pulsante del karting degli anni ’80. Con la genuinità di chi ha condiviso la pista con il giovane Ayrton, Melgrati ha rievocato un’epoca pionieristica e artigianale del motorsport, lontana dai tecnicismi moderni.

Ruggero ha riavvolto il nastro del tempo riportandoci agli anni giovanili, alle prime sfide sui kart e a quella fame viscerale di vittoria che già distingueva il giovane Ayrton dagli altri piloti. Le sue parole hanno fatto rivivere la nascita di un talento puro, capace di impressionare fin dai primi metri per determinazione e sensibilità di guida.  

Tra aneddoti intimi – come i segreti del “metodo Senna” per nascondere i tempi ai cronometri avversari dividendo la pista in settori – e ricordi che s’intrecciano con altri grandi del racing, emerge un ritratto autentico di un campione in incognito. Un intervento prezioso che custodisce la memoria più pura di Ayrton, prima che il suo talento diventasse leggenda. Ruggero Melgrati, nel corso del suo intervento, racconta un episodio buffo legato al suo tentativo di “spiare” e capire i tempi

che faceva Ayrton Senna in pista.

​Melgrati e il suo amico Ivan andavano a seguire e spiare Ayrton Senna e Terry Fullerton durante le prove. Per farlo, si appostavano lungo le ringhiere del tracciato prendendo i tempi con il cronometro.

​La particolarità buffa riguardava la strategia di Ayrton: Senna non completava mai un giro intero al massimo della velocità. Invece di fare un giro cronometrato classico, spingeva al massimo in due settori della pista per poi rallentare vistosamente nel terzo settore. Ogni volta cambiava il settore in cui rallentava, in modo da provare soluzioni specifiche senza mai mostrare agli avversari il suo reale tempo totale sul giro.

​Melgrati e gli altri piloti si trovavano così a dover segnare i tempi dei singoli settori per poi fare la somma “a mente” dei vari intertempi sperando di indovinare quale potesse essere il potenziale tempo qualifica di Senna, rimanendo col dubbio fino alla sessione ufficiale se il proprio tempo sarebbe bastato per stargli davanti.

 

       

·        Nelle due foto al centro Ruggero Melgrati, con Alessandro Rasponi e Mauro Baldini presidenti della Tifoseria Ayrton Senna Italia

  

Nel pomeriggio dello stesso giorno, il testimone è passato a Umberto Zampelloni. Con il suo stile coinvolgente, Zampelloni ha saputo tracciare il profilo dell'Ayrton pubblico e privato, soffermandosi sugli aneddoti meno noti e sull'impatto straordinario che Senna ha avuto sulla cultura automobilistica e sui tifosi italiani. Un viaggio arricchito da sfumature intime che hanno restituito al pubblico il calore e l'affetto imperituro della Tifoseria.

Nel suo intervento, Umberto Zampelloni ha tracciato un ritratto intimo e profondo di Ayrton Senna, soffermandosi sulla rivalità con Alain Prost: due campioni opposti ma complementari, che si sono alimentati a vicenda. Zampelloni ha ricordato l’ossessione del pilota brasiliano per il limite, la sua spiritualità autentica e la costante malinconia che ne segnava lo sguardo anche nei momenti di festa. Attraverso aneddoti personali sui GP di Montecarlo e Donington, è emerso il legame viscerale di Senna con l’Italia e la sua straordinaria disponibilità con la stampa. Un’eredità umana e sportiva che continua a ispirare anche le nuovissime generazioni di piloti, che seppur giovanissimi come Kimi Antonelli, che lo hanno mai visto correre dal vivo se non su YouTube, indicano Senna come il loro punto di riferimento non solo per le sue doti di guida, ma per la sua statura umana e spirituale.

 

·        In foto Alessandro e Mauro e il giornalista Umberto Zampelloni, autore del libro Senna Prost.

Domenica 20 Settembre: La verità, la memoria e l'emozione pura

La mattina: Mario Donnini e l'epica del campione

Il primo incontro della mattinata del 20, si è aperto con il contributo di Mario Donnini. Con la verve e la profondità narrativa che lo contraddistinguono, Donnini ha ripercorso le grandi gesta sportive di Senna, contestualizzando le sue vittorie leggendarie all'interno di un'epoca dorata e irripetibile del motorsport. Il suo intervento ha toccato le corde dell'epica, ricordando a tutti presenti come Ayrton fosse in grado di trasformare la guida in un'opera d'arte. Il giornalista e scrittore Mario Donnini ha sottolineato la portata umana e morale del campione brasiliano. «Ayrton non è stato soltanto un pilota eccezionale, ma una figura che ha travalicato lo sport,  una sorta di Mahatma Gandhi col casco», ha ricordato Donnini, evidenziando come il suo legame con i tifosi andasse ben oltre la competizione in pista. Tifare Senna, secondo il giornalista, significava e significa tuttora sposare un’idea precisa di mondo fondata su etica, sensibilità sociale e passione pura: un’eredità morale che continua a vivere intatta e a ispirare anche le nuove generazioni di piloti. Un passaggio toccante dell’intervento è stato dedicato al legame emotivo che unisce queste nuove generazioni e talenti dell’automobilismo, a dimostrazione di come la sua parabola, spezzatasi ma mai declinata, continui a ispirare chiunque veda nelle corse non solo la velocità ma il valore dell’anima.

 

·        In foto, al centro, il giornalista Mario Donnini, autore di Rivivere Ayrton, premiato dalla Tifoseria Ayrton Senna Italia.

  

Franco Nugnes e quel pezzo di storia accarezzato dal tempo.

 

A coronamento di questo straordinario percorso, il pomeriggio del 20 settembre ha visto la presenza di Franco Nugnes. Autore del libro "Senna. Le verità", Nugnes non si è limitato a ripercorrere i fatti dell’1° maggio 1994 o le tappe della storica inchiesta di Autosprint sul piantone dello sterzo, ma ha spalancato una finestra sull'anima di Ayrton nei suoi momenti più bui e umani.

​C’è stato un momento preciso, durante la serata, in cui l’aria nella sala si è fatta d’improvviso più rarefatta. Un istante in cui il brusio della memoria si è spento per lasciare spazio al rispetto, al silenzio e alla commozione. A regalare questo momento di pura intensità è stato Franco Nugnes, firmatario dell’ultimo e più atteso intervento, giunto a chiudere un cerchio di ricordi che ha stretto il cuore di tutti i presenti.

Nugnes, come ho già scritto, non si è limitato a ripercorrere gli eventi di quel 1° maggio 1994 o a snocciolare i dettagli della storica inchiesta giornalistica di Autosprint — che proprio da quell’intuizione sul piantone dello sterzo diede il via alle indagini della Procura. Nugnes ha fatto molto di più: ha spalancato una finestra sull’anima di Ayrton Senna, portandoci dentro il box della Williams in quelle ore buie, sospese e cariche di presagi.


 

·        In foto, al centro Franco Nugnes e le copie del suo libro tradotto in inglese e brasiliano.

​ Il respiro del carbonio: la pancia della Williams FW16

 ​Ma la vera magia — quel nodo alla gola che ha unito e fatto vibrare tutta la sala — è arrivata quando le parole hanno lasciato spazio al metallo e alla fibra di carbonio. Con la delicatezza di chi maneggia un libro di preghiere, Nugnes ha mostrato ai presenti un cimelio da brividi: la pancia laterale destra originale della Williams-Renault FW16.

​È stato come se il tempo si fosse fermato. Su quel fianco blu, bianco e oro vestito con la livrea Rothmans e i loghi sponsor dell’epoca, gli occhi del pubblico hanno potuto scorgere ancora nitide le ferite. I segni del muro del Tamburello, le increspature del carbonio spezzato, le lacerazioni di un impatto che ha cambiato per sempre la storia dell’automobilismo. Un frammento prezioso, recuperato dai garage di Imola durante le perizie tecniche, che per qualche minuto è tornato a parlare, a raccontare la verità e il dolore.

 

·        In foto il giornalista e scrittore Franco Nugnes, con in mano il frammento della Williams pilotata da Ayrton Senna quel Primo maggio 1994

Dietro il casco, l’uomo

Attraverso il racconto di Nugnes, il mito di Senna è sceso dal piedistallo per mostrare tutta la sua profonda, fragile umanità. Abbiamo ascoltato la storia di un Ayrton inquieto, dagli occhi cupi, che nei giorni di quel tragico weekend cercava risposte da Newey e Head per fare spazio alle sue mani nell’abitacolo, sconvolto prima dal dramma di Barrichello e poi dalla morte di Ratzenberger.

​E infine, quell’immagine che Nugnes ci ha regalato e che rimarrà impressa a lungo: la

bandiera austriaca piegata nell’abitacolo distrutto, pronta per essere sventolata dopo il

traguardo per rendere omaggio a Roland. Un gesto d’amore e di rispetto mai compiuto, che racconta meglio di qualsiasi vittoria chi fosse davvero Ayrton.

​Un intervento indimenticabile, denso, carico di verità ed empatia, che Franco Nugnes ci ha donato con la cura del grande cronista e la passione di chi quel mito lo custodisce vivo nel cuore.

 

·        In foto l’omaggio di Alessandro Rasponi del suo dipinto a Franco Nugnes. Insieme a loro anche Mauro Baldini e Pietro Ferrari della Tifoseria Ayrton Senna Italia

 

Un evento indimenticabile che, grazie alle testimonianze di Ruggero Melgrati, Umberto Zampelloni, Mario Donnini e Franco Nugnes, ha saputo regalarci emozioni ad ogni tornante, confermando ancora una volta che il ricordo di Ayrton Senna continua a battere forte nel cuore di tutti noi.